Musica e Canti Popolari Italiani sabato 17 maggio 2008
 
Musica Popolare Italiana arrow Natale arrow La Disperazione del Contadino Italiano
 
Popolari
La Disperazione del Contadino Italiano
Lazio

Non ti potrebbe peggio in pregazione
di augurarvi e di fare il contadino,
dover trattare sempre col padrone,
lavorà tanto, guadagnà pochino;
perciò alla sorte faccio rebiglione,
campare non si può di pane e vino,
se una lira la strappo col sudore
arrivono le tasse e l’esattore.

Se per disgrazia poi qualche malore
e ci dovessi corpire la famiglia,
facciamoli le corna al dottore,
che i sordi in contanti subbito ce piglia;
i nostri contributi non hanno valore,
il bonomiano la raffia e la sortiglia;
questa piaga deve essere guarita:
vogliamo l’assistenza gratuita.

La terra la vogliamo distribuita
a chi sa lavoralla di mestiere;
mentre col piano verde i parassita
sperai ci migliorassero il podere
e lor co le mimose l’anno abbellita
la strada che conduce al suo quartiere;
altri padroni, se bene ce guardate,
se sò fatti le ville per l’estate.

Voi la giente del campo trascurate,
noi che vi diamo pane, carne e frutti,
ma le fatiche male compensate,
anzi di più ci fate scherzi brutti;
meschina è la pensione che ci date
e no all’età la prendon tutti.
Dice Bonomi ai nostri danni:
Il contadino può campare cent’anni.

In questa comunità fatta di inganni,
tutto a profitto dei speculatori,
è la cagione dei nostri malanni,
è la rovina dei cortivatori.
Il governo sta lavorando ai nostri danni
pe l’interessi degli arraffatori:
questo internazional detto mercato
è necessario che venga riformato.

Il consorzio lo vogliamo socializzato,
pure la Fiat e la Montecatini:
con miliaia di miliardi hanno tribiato
con altri malopoli fregantini
e a quistà da loro ben pagato
costretti a vedere noi prezzi meschini;
questi consorzi pieni di miliardi
quando vanno allo stato è troppo tardi

Dalla stagione a versa Iddio ci riguardi
in questa attomosferica natura,
non solo, ve dirrò sensa riguardi
ci son torrenti e fiumi fanno paura:
o delle in prevision dei cotardi
l’acqua straripa in tutta la pianura;
e noi, gegniosi come le formiche,
addio nostro lavor, addio fatiche!

Ma pur, sebbene a dorano le spiche,
c’è la più grossa piaga da stirpare,
e noi lavorator forse nemiche,
che contro l’unità va predicare,
la bonomiana con mensognie antiche
ci vole divisi e ci vol riccattare.
Bonomi, tu sei una pessima gramignia:
ti stirperemo dalla nostra vigna

 
< Prec.   Succ. >