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Il dardo è tratto, di terra in terra suona l'allegro squillo di guerra; l'Italia è sorta dall'Alpi al Faro, e vuol col sangue che l'è più caro segnar le tracce dei suoi confini. Al nostro posto, Garibaldini!
Avanti, urrà! L'Italia va! Fuori, stranieri, fuori di qua !
Una camicia di sangue intrisa basta al valore per sua divisa; a darsi un'arma che non si schianti basta un anello de' ceppi infranti! Ogni arma è buona con gli assassini. A ferro freddo, Garibaldini!
Avanti, urrà! L'Italia va! Fuori, stranieri, fuori di qua !
Non dietro ai muri, non entro ai fossi, ma in campo aperto, diavoli rossi; chi vuol cannoni, vada e li prenda, come torrente che d'alto scenda, come valanga di gioghi alpini. A ferro freddo, Garibaldini!
Avanti, urrà! L'Italia va! Fuori, stranieri, fuori di qua ! Pochi, ma buoni. L'Italia affronta le avverse squadre, ma non le conta; come i Trecento devoti a morte, che della Grecia mutar la sorte, marciam compatti, feriam vicini. A ferro freddo, Garibaldini!
Avanti, urrà! L'Italia va! Fuori, stranieri, fuori di qua !
Poveri e ricchi, dotti ed ignari, dinanzi al fuoco, tutti siam pari. Pari nel giorno del gran conflitto, saremo pari dinanzi al dritto. Siamo soldati, ma cittadini. A ferro freddo, Garibaldini!
Avanti, urrà! L'Italia va! Fuori, stranieri, fuori di qua !
Oggi guerrieri, doman colòni; senza medaglie, senza galloni! Giurammo a Italia la nostra fede; la libertade ci fia mercede, come agli antichi padri latini. A ferro freddo Garibaldini.
Avanti, urrà! L'Italia va! Fuori, stranieri, fuori di qua !
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